25Agosto

DILETTANTI/PROFESSIONISTE

Por: Selma Berrezouga

Le atlete della All Reds Rugby Roma l'anno scorso hanno lanciato una petizione per chiedere al CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) che alle donne sia riconosciuto il professionismo sportivo.

Infatti in Italia le atlete sono considerate solamente delle dilettanti. Campionesse come Federica Pellegrini, Tania Caniotto e Elisa di Francisca, atlete italiane che fanno dello sport il loro «lavoro» gareggiano da dilettanti, senza eccezioni, perché nessuna federazione permette loro di accedere all'attività professionistica.

 

"La legge sul professionismo sportivo del 1981 stabilisce che siano il Coni e le singole federazioni a decidere quali discipline sportive possono essere definite professionistiche" — spiega Chiara Campione, una delle rugbiste delle All Reds. 

 

"In Italia sono sei su sessanta le discipline considerate professionistiche: calcio, golf, pallacanestro, pugilato, motociclismo e ciclismo. Ma solo per gli uomini" dice Luisa Rizzitelli, ex pallavolista e presidente l'associazione delle atlete italiane Assist, che da anni porta avanti la richiesta di inclusione delle donne nello sport professionistico. «Non è solo una questione di titoli, che rende ridicolo definire "dilettanti" sportive come Federica Pellegrini o Francesca Schiavone. Ma anche di tutele: essere professioniste permette di accedere alle garanzie previdenziali, sanitarie, contrattuali previste per i lavoratori del settore. Compreso il tfr a fine contratto. Per le donne non è così. 

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